Nave Magnaghi, conclusa la Campagna idro-oceanografica 2013

5 novembre 2013 13.17

Nave Ammiraglio Magnaghi, dopo 5 mesi di attività in Mar Tirreno, Mar Ligure e Canale di Sicilia, lo scorso 26 ottobre è rientrata alla Spezia, terminando la Campagna Idro-Oceanografica 2013.

Nel corso della Campagna 2013 l’equipaggio ha condotto importanti attività a carattere scientifico in collaborazione con enti di ricerca quali l’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), l’Istituto di Scienze Marine del Centro Nazionale di Ricerca (CNR-ISMAR), l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ISPRA) e prestigiosi poli universitari tra cui le Università di Messina Siena.

In particolare, nel mese di maggio ha condotto una campagna rilievi in sinergia l’INGV nel Golfo di Pozzuoli, mirata alla realizzazione di una rete di monitoraggio a mare dei fenomeni vulcanici caratteristici dell’area.
Inoltre, nve Magnaghi, ha realizzato lo scandagliamento di un’area ampia 2500 km2 nel Canale di Sicilia, lungo la direttrice Isola di Pantelleria e Malta, ed ha acquisito dati per l’aggiornamento della Carta Nautica delle Isole di Lipari, Salina e Vulcano, non solo informazioni circa la morfologia del fondale ma anche riguardo alla qualità del substrato marino, alla conformazione della linea di costa ed alla posizione di fari e fanali, informazioni indispensabili a garantire la sicurezza di chi va per mare.

Nel corso del periodo invernale l’unità, al Comando del Capitano di Fregata Santo Vella, sarà sottoposta ad importanti interventi manutentivi che riguarderanno non solo lo scafo ma anche la strumentazione idro-oceanografica imbarcata che, vista la peculiarità del suo impiego, necessita di periodici ed accurati controlli.

Unità idro-oceanografica d’altura, nave Magnaghi, distintivo ottico A5303, svolge dal 1975, anno della sua consegna, una costante e fondamentale attività di monitoraggio e mappatura del fondale marino, necessaria a garantire la sicurezza della navigazione.

Inoltre, grazie al personale specialista in continuo aggiornamento, alla moderna strumentazione imbarcata, i sistemi di sistemi di posizionamento satellitare ad alta precisione, le workstation di elaborazione e valorizzazione dei dati di ultima generazione, i dati raccolti contribuiscono non solo ad aggiornare la documentazione nautica in vigore, di concerto con l’Istituto Idrografico, ma anche ad arricchire le conoscenze sull’ambiente marino sia dal punto di vista oceanografico che geofisico.

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L’Istituto Idrografico della Marina ed ENEA, insieme per lo studio e la salvaguardia degli ecosistemi marini

24 ottobre 2013 17.39
Il Centro Ricerche Ambiente Marino di Santa Teresa (ENEA), l’Istituto Idrografico della Marina (IIM) e l’unità idro-oceanografica Ammiraglio Magnaghi, al comando del Capitano di Fregata Santo Vella, sono attualmente impegnati in una campagna di ricerca delle formazioni di corallo profondo nelle acque antistanti Monterosso (La Spezia).

La ricerca dei cordoni coralligeni, annoverati nella Direttiva Europea Habitats (H1170 – “Reefs”) tra gli habitat vulnerabili e per questo di specifico interesse biologico, sarà condotta fino al 25 ottobre in sinergia con una equipe di ricercatori ENEA e personale dell’IIM. Questa esplorazione rappresenta un primo passo per una indagine a più vasto raggio, nell’area del Mar Ligure dell’Alto Tirreno, volta alla conoscenza e valorizzazione delle aree marine profonde, ad oggi ancora inesplorate.

Le indagini geofisiche sono condotte dal team idro-oceanografo di bordo tramite sonar a scansione laterale, strumento trainato a poppa della Unità, in grado di realizzare immagini di oggetti sommersi tramite l’elaborazione dell’energia acustica riflessa. La ricerca, su un’area di 15 km2, è stata panificata sulla base della batimetria determinata con ecoscandaglio multifascio ad alta risoluzione.

Nave Magnaghi sta inoltre conducendo lo scandagliamento del Mar Ligure, per l’aggiornamento della Carta Nautica n°909 “Da Nizza a Piombino”. L’attività di aggiornamento della documentazione nautica, indispensabile a garantire la sicurezza della navigazione, si combina con la ricerca dell’ENEA, di interesse per l’intera comunità marittima, nell’ambito della Campagna Idro-Oceanografica 2013.

La Marina Militare è da sempre partecipe allo studio e alla tutela dell’ambiente e, con la naturale connotazione dual use delle sue navi idrografiche, offre la propria collaborazione, tramite i propri mezzi e le proprie conoscenze, ad enti di ricerca esterni alla Forza Armata, con l’obiettivo ultimo di tutelare la biodiversità caratteristica degli habitat marini.

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Fonte Marina Militare

Nave Magnaghi e i Plastic Busters

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9 ottobre 2013 07.10
Un'equipe dell’Università di Siena è salpata dal porto di La Spezia a bordo della Nave idro-oceanografica Ammiraglio Magnaghi per condurre un monitoraggio accurato delle materie plastiche in mare ed in particolare nelle acque del Santuario Pelagos, o Santuario per i mammiferi marini, un’Area Marina Protetta (AMP) compresa nel territorio francese, monegasco e italiano e classificata come Area Specialmente Protetta di Interesse Mediterraneo.

L’attività si colloca nell’ambito della Campagna Idro-Oceanografica 2013 che vede l’equipaggio di Nave Magnaghi, al Comando del Capitano di Fregata Santo Vella, impegnato nel progetto Plastic Buster per la raccolta di dati utili a stabilire il livello di inquinamento dei mari da presenza di macroplastiche e microplastiche. Lo scopo dei biologi imbarcati sulle Unità della Squadra Navale – Nave Vespucci, Nave Magnaghi e Nave Galatea – è quello di realizzare una mappa delle macroplastiche e micro plastiche, sfruttando il livello di contaminazione dei campioni di plancton raccolti – in superficie e in profondità – nelle diverse aree della AMP oltreché stabilire i profili chimico-fisici della colonna d’acqua misurati con una sonda multiparametrica in dotazione all’Unità.

Al compito istituzionale della Marina Militare di avvistamento e mappatura dei cetacei si affianca l’interesse dell’Università di Siena e del progetto “Plastic Busters” il cui obiettivo è anche quello di analizzare piccoli campioni di cute dei cetacei per constatare il livello di contaminazione da macroplastiche dei mammiferi marini. Tale attività di monitoraggio di materiale plastico assume, quindi, una importanza vitale in un area marina protetta come il ”Santuario Pelagos”.

La Marina Militare, grazie alla naturale connotazione dual use delle proprie navi, è da sempre attenta alla tutela dell’ambiente marino ed in particolare alle problematiche connesse alla presenza di addensamenti di plastiche nel mare, fenomeno che inizia a diventare una vera emergenza anche per il Mediterraneo. Il progetto “Plastic Busters” è condotto sotto l’egida delle Nazioni Unite e pone in essere azioni concrete necessarie a stabilire con certezza la presenza di plastica in mare, e a pianificare, fin da subito, a livello internazionale, azioni di mitigazione e riduzione del fenomeno.

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